sabato 18 luglio 2015

Compito Laboratorio.

Questa volta pubblico un esercizio svolto per il Laboratorio di scrittura creativa di Francesco Franceschini, del quale consiglio la visita del blog http://sdraiatosuibinari.blogspot.com/. Come suggeritomi da Alex Coman, a cui rimando il blog http://alexcomanscrittore.blogspot.it/. Il compito consisteva nel descrivere lo studio di un ufficio nei giorni di chiusura, senza presenza umana, e con la presenza di una pianta sulla scrivania che doveva essere spostata sempre senza intervento umano. Buona Lettura.



La Stanza del Capo ufficio viene investita dagli ultimi fiochi raggi di luce che a loro volta trovano le persiane della finestra come ulteriore ostacolo che getta ombra all’interno del locale. Un luogo usuale, che ha semplicemente una scrivania con tre sedie, una per il Capo, che siede ovviamente  nella parte interna del mobile, le altre due per gli eventuali ospiti che se ne stanno a debita distanza, oltre che sono in altezza più basse di quella del Capo, solo è  difficile notarlo, poiché il “Grande Leader” ha studiato tutto in modo da non darlo a vedere. Sul ripiano della scrivania c’è una pianta di crisantemo di plastica, che da un’immagine davvero lugubre sia della stanza in sé che del suo proprietario, ma nessuno si è mai sognato di porre la domanda del perché di questa presenza.
L’ufficio, essendo Venerdì sera, è stato ormai abbandonato dal dominio umano fino al Lunedì mattina, perciò tutto questo gioco di interpretazioni prettamente umane, viene a cessare per dare spazio al vuoto più assoluto.
Ma è davvero così vuoto l’ambiente?
Ecco che in uno degli angoli vicino a una delle finestre che uno scarafaggio è intento a raccogliere delle molliche sfuggite alla scopa della donna delle pulizie, i maledetti angoli per chi pulisce, possono essere la gioia degli insetti.
Ecco che un bel ragno della sottospecie degli Araneomorfi sta calando dall’alto del soffitto con un filo di ragnatela bello lungo. Sembra uno speleologo che si stia addentrando in una grotta, anche se il suo intento è semplicemente quello di cambiar casa e capita giusto a proposito, dato che l’assenza dell’uomo gli impedirà di certo di venire schiacciato una volta raggiunto il pavimento. Il rischio maggiore è rappresentato giusto dallo scarafaggio, ma lui non né è a conoscenza.
Mentre il ragno compie la sua impresa, una delle sue potenziale vittime, una falena, si alza in volo dal muro attratta dalla luce del faretto posizionato all’esterno, vicino la finestra, ma c’è il vetro a frapporre la falena dal suo obiettivo di luce.
La giornata del minimondo si chiude così, lasciando spazio ad una serata avara di nuove attività.
Durante la notte non succede nulla, eccezion fatta per la resa effettuata dalla falena, esausta dei suoi tentativi infruttuosi.
Durante la prima mattinata di sabato scopriamo che il ragno si sta impegnando a costruirsi una nuova casa esattamente all’angolo opposto dell’abitazione precedente, è un’impresa faticosa dato che l’aracnide è imprenditore, architetto e ingegnere di sé stesso.
Lo scarafaggio è sparito dalla circolazione, così come la falena se ne sta sul muro immobile, aspettando il suo orario (Altro che un giorno di vita, lei punta a superare le aspettative).
Si aggiungono come nuovi arrivati un piccolo gruppo di formiche che devono aver fiutato dei residui di cibarie sopravvissuti sia alla furia devastatrice della scopa che alla fame dello scarafaggio, stanno entrando dalla fessura lasciata dalle finestre, che sono di vecchia fabbricazione di legno, tra il battente e il davanzale.
Ecco  che dei resti di PlumCake vengono scovati e raccolti vicino la sedia del Capo da parte di questi improvvisati BoyScout, che formano una fila indiana invidiabile persino da dei militari in marcia.
Nel frattempo accade qualcosa che il microcosmo non ha provocato: una pila di registri presente sulla scrivania viene a cadere come un palazzo demolito con degli esplosivi, uno dei registri colpisce con una sorta di sciabolata il sottovaso della pianta di falso crisantemo, spostando il vaso intero di qualche centimetro, miracolosamente senza  farlo cadere per terra. I registri hanno creato peso in eccesso e non erano stati impilati con precisione, un lascito involontario di azione umana che invade senza stravolgere il regno naturale.
Il ragno nel frattempo ha ultimato la sua nuova abitazione, che non vede l’ora di inaugurare invitando degli ospiti come cena.
Durante il resto della giornata nessuna nuova grande azione viene svolta e anche la notte presenta giusto il ritorno dello scarafaggio che adesso, per via della visita delle formiche, ha ancora meno cibo a disposizione.
Viene la Domenica, ultimo giorno disponibile per il Micromondo di potersi esprimere in assoluta libertà, prima di dover lasciare il posto agli umani che il giorno dopo torneranno a reclamare il loro possesso per altri 5 giorni.
La Falena, oramai priva di vita, se ne sta immobile sul muro in attesa che la donna delle pulizie la stacchi e la butti via nella spazzatura, lo scarafaggio è sparito nuovamente mentre il ragno si gode un po’ di meritato riposo sulla sua ragnatela.
Qualcosa scuote la tela con affanno, il ragno si sente improvvisamente sballonzolato come se ci fosse una folata di vento che gli stia portando via la casa in stile Mago di Oz.
L’aracnide è sconcertato e non sa cosa fare, prova a spostarsi ma la presa è resa difficile dai movimenti bruschi della sua ragnatela che è smossa non si sa bene da cosa. Si sente uno sbattito concitato di ali, è un insetto intrappolato nella tela, ma come fa ad avere tutta questa forza?
Accidenti! Si tratta di un calabrone. Un ospite veramente indesiderato per l’Araeneomorfo. Ora deve vedersela con questa furia, la quale non si aspettava di incombere sulla casa di qualcun altro, e che punta minacciosamente quel suo pungiglione pronto a dare il benservito a chiunque possa trovarsi nel suo raggio d’azione. Il ragno prova a spostare le sue zampette per muoversi e si ritrova con alcune zampe senza appiglio e alla fine rimane appeso alla sua tela solo per una zampa. Gli strattoni violenti della Vespa sono troppo forti perché questa situazione possa durare a lungo, così il povero ragno, scampato alla puntura velenosa, viene scaraventato per terra dalla forza della Vespa  crabro che lo stacca dal suo appiglio.
Il ragno, che era a buon diritto un abitante fisso di questa stanza, non sopravvive a questo tragico evento.
La Vespa riesce a liberarsi distruggendo completamente l’ex dimora dell’Aracnide e continuerà a girare per un bel po’ in questo ambiente per lei lontano da ogni forma di nutrimento.
Così la Domenica passa con il suo bel po’ di stravolgimenti accaduti, ma che l’Uomo dall’alto del suo mondo non noterà, se non per la presenza del cadavere di una falena, per la vespa che cercherà di uccidere o nel migliore dei casi di scacciare e per la pila di registri caduti.



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